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La conferenza di programma
Una Maastricht per la ricerca. La liberaldemocrazia dal volto umano al posto del liberismo alla Thatcher. Il federalismo municipale, invece della folle devolution di Bossi. La ricostruzione dello Stato e l’ammodernamento della pubblica amministrazione come motore del rilancio economico. Un ENA italiano. Un’Italia europeista e atlantica. Queste alcune delle idee più importanti che emergono dal programma del Patto, Partito dei Liberaldemocratici, contenuto in quattro documenti dedicati alla politica economica, a quella sociale, a quella istituzionale, e all’Europa e politica estera.
E’ un programma nuovo nel metodo e nel merito. Nel metodo la novità è data dalla partecipazione di base. Il programma emerge da un mese di dibattito che ha visto oltre 700 interventi, di cui 270 via Internet. Nel merito è la prima volta che una forza liberaldemocratica denuncia apertamente che il liberismo thacheriano è superato dai tempi, e che il liberalismo degli anni 2000 richiede uno Stato forte per dettare le regole del mercato e indirizzare le risorse verso settori del futuro come la ricerca. Ed ecco i vari punti. Economia e politica sociale. La debolezza dello Stato e della pubblica amministrazione è una delle ragioni del gap italiano. Il caso ENRON ha dimostrato che senza uno stato che faccia rispettare le regole di trasparenza il mercato si trasforma nel Far West. La crisi della sanità e delle ferrovie inglesi dimostrano che il liberismo selvaggio non è applicabile nel 2000. Uno Stato serio che non cancelli il falso in bilancio e dotato di una pubblica amministrazione efficiente è la premessa della modernità. Licenziamo i fannulloni ma mettiamo in galera chi trucca i bilanci, è il motto del Patto. Creiamo una super scuola di alta amministrazione, ispirata all’ENA francese. Lo Stato deve indirizzare risorse ai settori del futuro. Ma nella ricerca scientifica, il cuore della modernità, i singoli Stati non bastano. Per evitare la colonizzazione americana occorre una ricerca europea, con un aumento di fondi della comunità. Il prossimo pilastro della comunità deve essere la ricerca. Il decentramento va poggiato sui comuni, non sulle regioni. La devolution di Bossi creerà nuovi accentramenti, ancora più nocivi di quelli centrali. La competenza esclusiva regionale per la polizia locale significherà trasferire alle regioni la polizia amministrativa che è oggi dei comuni. Perché il vigile urbano di Vigevano deve dipendere dalla Regione invece che dal suo sindaco? Non ha senso dividersi tra europeisti e atlantisti. Oggi abbiamo un centro destra che non crede all’Europa, e una sinistra massimalista visceralmente antiamericana. Il Patto considera folli ambedue le posizioni. L’Europa deve riprendere slancio da un nuovo accordo dei paesi fondatori, ma per equilibrare la potenza americana, non in alternativa. Non ha senso dimenticare l’Europa per una pacca sulla spalla di Bush. Non ha senso contrapporre Usa e Unione Europea.
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